INIZIA A DURBAN LA CONFERENZA ONU SUL CLIMA

Lunedì a Durban l’ultima chance per salvare il pianeta. La parola d’ordine del vertice sui cambiamenti climatici – che si apre il 28 novembre e che fino al 9 di dicembre diventerà l’epicentro mondiale dell’ambiente – sarà la lotta al riscaldamento globale pensando al taglio delle emissioni e a uno sviluppo senza CO2.

Circa 200 rappresentanti di Pesi (tra delegati e negoziatori) si riuniranno sotto l’ombrello ’ufficiale’ della Convenzione quadro dell’Onu, l’Unfccc (United nations framework convention on climate change), dando vita alla Conferenza delle parti (in breve Cop 17) per affrontare essenzialmente due questioni fondamentali: il proseguimento del protocollo di Kyoto, che nel 2012 termina il suo primo periodo di applicazione, e il funzionamento del Fondo verde per il clima, che dovrebbe avere (almeno nelle intenzioni delle precedenti Cop, quella di Copenaghen prima e di Cancun poi) una dotazione di 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020. Per il post-2012 di Kyoto, l’unico trattato internazionale legalmente vincolante sulla riduzione delle emissioni (da cui sono esclusi i maggiori emettitori a livello mondiale, Cina e Usa), si pensa a due strade: la prima è semplicemente un secondo periodo (così come previsto); la seconda invece farebbe scivolare la formula all’interno di un regime transitorio che, per esempio, si ipotizza possa arrivare fino al 2020. Per poi giocarsi tutto in vista di un accordo globale al 2020 (i cui step relativi ai tagli di CO2 potrebbero essere del 50% al 2030 e dell’80% al 2050). Su questo terreno, la commissaria europea al clima Connie Hedegaard pensa a «una road map», auspicando magari l’ingresso di Stati Uniti e Cina.

Anche per il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini, un veterano dei tavoli internazionali dedicati a questo tipo di discussioni, che di fatto allinea l’Italia sulle posizioni Ue, le relazioni tra Usa e Cina sono fondamentali. Non meno complesso il discorso sul fronte del Fondo per il clima: rimangono irrisolte molte delle funzioni principali dell’organismo, e soprattutto la questione delle regole e della gestione. L’obiettivo rimane quello di contenere l’aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi, o addirittura a 1,5. La vera speranza è che Durban possa essere un trampolino di lancio per Rio+20, il meeting mondiale che si terrà a giugno in Brasile in occasione dei 20 anni dell’Earth summit dove per primi si puntò su quella che poi sarebbe stata definita ’green economy’. Intanto proprio dal Sud Africa, tra le terre più sensibili ai cambiamenti climatici (per esempio la zona subsahariana è ritenuta un hot spot, da siccità a emergenze umanitarie), i negoziatori di Paesi come le piccole isole del Pacifico – per esempio, Tuvalu e Kiribati – promettono battaglia se non si giungerà a un risultato concreto, e pensano già a una protesta in stile ’Occupy Wall Street’, a questo punto facendola propria in ’Occupy Durban’. (lastampa.it)

Articoli / link correlati:

COP17-CMP7: http://www.cop17-cmp7durban.com/

A Durban si cerca la soluzione al dopo Kyoto: http://www.corriere.it/

Durban, ultima spiaggia per salvare il pianeta: http://www.repubblica.it/

UN report a wake-up call for Durban climate talks: http://www.wwf.org.uk/

Media workshops on renewable energy at COP/Durban: http://www.irena.org/

What to Aim For, and Expect, at the UNFCCC Climate Talks in Durban: http://insights.wri.org/

In climate talks, West would redefine rich and poor: http://www.japantoday.com/

South Africa – where climate change may trigger a toxic timebomb: http://www.guardian.co.uk/

Conférence à haut risque sur le climat à Durban: http://www.lefigaro.fr/

La ONU busca salida en Durban al fracaso de las cumbres del clima: http://www.elpais.com/