La vittoria del SI al recente referendum contro lo sviluppo di una tecnologia nucleare nel nostro Paese del 12 e 13 giugno 2011 non credo abbia eliminato ogni dubbio, sospetto, pericolo o influenza di tale tecnologia dalla nostra vita quotidiana.
Se infatti da un lato, con le dimissioni presentate nei giorni scorsi da Veronesi (http://www.repubblica.it/) dalla mai nata Agenzia per la sicurezza nucleare, sembra essersi chiuso un capitolo storico di tale tecnologia nel nosto Paese, ecco che all’orizzonte altri problemi sembrano porsi o riproporsi ancora senza una soluzione seppur accennata.
Non intendo riferirmi, o solo riferiemi, al problema di Fukushima che si presenta con livelli di contaminazione da Cesio 137 superiori a quelli del disastro di Chernobyl (http://www.repubblica.it/) e neanche solo alla notizia di queste ore relativa all’allacciamento alla rete della prima centrale nucleare Iraniana (http://www.repubblica.it/), ma a quanto, seppur noto ad una platea specialistica, sfugge comunque ai mass media circa le problematiche che la tecnologia nucleare ancora ripropone.
Nel caso italiano in effetti sono di dominio pubblico le problematiche ancora irrisolte relative allo smantellamento delle quattro centrali nucleari “decommissionate” (Latina, Trino, Garigliano e Caorso), ed a quanto tale smantellamento con il relativo problema della gestione delle scorie nucleari ancora ci costi in bolletta (http://www.beppegrillo.it/), mentre forse ancora pochi conoscono delle trenta tonnellata di scorie allo stato liquido conservate a Saluggia, in provincia di Vercelli, (http://altocasertano.wordpress.com/) che rischiano di inquinare l’intera “Padania” in caso di inondazione del sito.
Se poi volessimo allargare lo sguardo a quanto il nucleare possa ancora interessarci per quanto accade nel vicino o meno ”estero”, invito a considerare le problematiche relative ad avere centrali proprio fuori la porta di casa (http://www.corriere.it/). Ultimamente ho sentito dire per televisione che le Alpi dovrebbero proteggerci da eventuali fughe radioattive visto che la radioattività decresce con il quadrato della distanza. Non comprendo se tale osservazione abbia come obiettivo quello di tranquillizzare l’opinione pubblica ma credo che si sia un poco sottovalutato il fatto che su questo pianeta esistono anche i venti, ottimi mezzi per trasportare i radionucliti, o le falde acquifere che possono contaminare intere città, senza parlare degli scambi commerciali e dello spostamento delle persone che comunque possono rendere trascurabile il fattore distanza (http://www.ultimissimeauto.com/) (http://umbyweb.altervista.org/).
Altro elemento poco noto è altresi quello relativo al LCA (Life Cycle Assessment), ossia al ciclo vita, del combustibile nucleare (in effetti quello dell’intera filiera del nucleare, centrali incluse, è ancora indeterminabile…http://www.aspoitalia.it/). Infatti (http://www.qualenergia.it/) per alimentare una centrale moderna, diciamo di 1600 MWe tipo EPR, occorrono circa 40 tonn/anno di UO2. Ma per ottenere tale quantità di ossido di uranio occorre partire dalla lavorazione di 6 milioni di tonnellate di roccia che dovrà essere opportunamente frantumata, selezionata e diluita con 1,4 milioni di metri cubi di acqua e trattata con 22 mila metri cubi di acido solforico e quindi subire altri processi di purificazione ed arricchimento. Insomma, alla fine della lavorazione, oltre al materiale utile per il funzionamento della centrale, si otterranno “anche e solo” 6 milioni di tonnellate di scarti, che, inutile dirlo, prima o poi peseranno sul bilancio ambientale dell’intero pianeta se non altro per il motivo che tali scarti sono radioattivi. Ultimo particolare, sembra che l’intero ciclo di produzione del combustibile consumi ben 100 mila TEP ed immetta in atmosfera 420 mila tonnellate di CO2: chi è rimasto ancora a sostenere che il nucleare riduce l’emissione dei gas serra? (http://www.sviluppoeconomico.gov.it/).
Però i problemi non sono ancora finiti, occorre infatti considerare che nel 2010 sono entrate in funzione 16 nuove centrali nucleari (10 in Cina, due in India e Russia ed una in Giappone ed in Brasile), mentre 67 sono le centrali ancora in costruzione (dati IAEA, Nuclear Technology Review 2011, http://www.iaea.org/).
Insomma e per terminare, sembra proprio che tutti gli sforzi per ripulire il mondo dai gas serra, dalle radiazioni nucleari e dal business dei relativi armamenti che in questa sede non credo sia il caso di prendere in considerazione, stiano ancora rivelandosi del tutto inutili se il problema non viene affrontato alle radici, magari con la rinnovata partecipazione di una opinione pubblica informata e sensibile alle problematiche su esposte.
(O. di Stefano – epn)
Documenti correlati:
IAEA Annual Report 2010: http://www.iaea.org/
ASN (Autorité de Sureté Nucléaire), Annual Report 2010: http://annual-report2010.asn.fr/
IAEA, Red Book - Uranium: Resources, Production and Demand: http://www.iaea.org/
EPA, Ionizing Radiation: http://www.epa.gov/
Battuta d’arresto sugli stress test nucleari (26 mag) : http://www.euractiv.it/
Controlli nucleari, cresce l’adesione agli stress test (6 lug) : http://www.ilfattoquotidiano.it/
Determinazione a consuntivo degli oneri conseguenti allo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse, alla chiusura del ciclo del combustibile e alle attività connesse e conseguenti per l’anno 2010 (24 ago): http://www.autorita.energia.it/
