ZEROEMISSION ROME 2010: QUALCHE APPUNTO

Dove va l’edilizia efficiente italiana

Una parte rilevante dei professionisti del settore delle costruzioni non conosce la normativa in materia di efficienza energetica, un’altra la conosce ma ancora non la applica. Ciononostante le soluzioni per l’efficenza energetica in edilizia stanno lentamente entrando nella cultura dei costruttori e progettisti, si moltiplicano le eccellenze ed edifici modello e si è capito – banche in primis – che oltre ad un formidabile modo per ridurre consumi ed emissioni, l’efficienza energetica in edilizia può essere una grande opportunità per far ripartire l’economia. Insomma: dove sta andando l’edilizia “verde” italiana?

Si è tentato di dare una risposta nell’ambito Ecohouse 2010, la serie di conferenze dedicata al green building tenute all’interno di Zeremission 2010, la fiera su efficienza ed energie pulite in corso a Roma. A dare un’idea di come sta cambiando il settore ci sono i dati raccolti da Anit, l’associazione nazionale per l’isolamento termico ed acustico. Sono i risultati di un sondaggio condotto su 5mila operatori del settore associati Anit, che mostra una realtà a due facce. Le soluzioni per la riduzione dei consumi – dall’uso di vetri basso emissivi al cappotto esterno – cominciano ad essere molto diffuse in edilizia anche se un certo tradizionalismo frena ancora la penetrazione delle tecnologie più innovative.

Gli obblighi normativi, invece, sono ancora troppo ignorati o non rispettati. I contenuti del Dpr 59/09 (che attua gli obblighi in materia di efficienza energetica degli edifici) sono conosciuti solo dal 81% degli operatori intervistati nel Nord del paese e dal 67% al Sud e, cosa più grave, il 12% al Nord e il 21% al Sud dichiara di conoscere la norma ma di non applicarla. “Il problema è nei Comuni che non la fanno rispettare”, commenta l’ingegner Valeria Erba di Anit.

Altra questione aperta è quella della definizione delle professionalità abilitate a fornire la certificazione energetica che ancora manca a livello nazionale (Qualenergia.it, Edilizia, certificazione energetica e ambientale). Dunque a livello politico resta ancora da fare per rendere operative le norme in materia di efficienza in edilizia. Sono solo 253 ad esempio i comuni che hanno attuato l’obbligo sulle rinnovabili nei nuovi edifici previsto dalla legge, ha ricordato Riccardo Battisti di Ambiente Italia.

Sembra invece aver ben capito le opportunità economiche del settore il mondo delle banche, qui rappresentato da Intesa San Paolo. Molti i prodotti finanziari ad hoc sia per i privati che vogliano eseguire interventi di efficienza energetica nelle proprie abitazioni o dotarsi di impianti a rinnovabili che per imprese edili che realizzino costruzioni secondo determinati standard di efficienza. “Per i privati – spiega la delegata della banca – i tassi di interesse scontati derivano dal fatto che si tratta di investimenti a basso rischio e con ritorni certi, mentre chi costruisce con determinati criteri è favorito per la maggior facilità con cui gli edifici efficienti vengono poi venduti”.

Per l’economia italiana il settore dell’edilizia nel suo complesso è fondamentale (9,8% del Pil) ma le prospettive non sono buone: Ance (l’associazione dei costruttori) prevede una flessione del giro d’affari del 7,1% dal 2009 al 2010 e l’Unione Europea parla di un meno 2,7%: in questo contesto spiegano da Intesa San Paolo, sarà in controtendenza, anche grazie agli incentivi statali, l’edilizia energeticamente efficiente e la riqualificazione del patrimonio esistente.

Che qualcosa si muova nelle costruzioni “verdi” italiane d’altra parte lo si capisce anche dagli esempi di progetti realizzati o da realizzare presentati al convegno. Scuole, case popolari, quartieri progettati ex novo o riqualificazione dell’esistente. Tutti lavori in cui si mettono in campo le soluzioni più all’avanguardia nel settore, spesso accettando la sfida di perseguire grandi prestazioni con budget limitati.

[qualenergia.it]

Caldo, freddo ed energia in poco spazio: tutto possibile con TRINUM

Rappresenta una delle novità più interessanti presentate oggi durante la seconda giornata di Zeroemission Rome 2010. Si chiama TRINUM ed è il primo sistema termodinamico a concentrazione solare al mondo di piccola taglia. Dotato di un motore Stirling free piston, il sistema può produrre energia elettrica, acqua calda sanitaria e aria fredda, tutto in uno spazio molto più contenuto rispetto ai sistemi tradizionali. Il sistema, infatti, è in grado di cogenerare energia elettrica (1 kWe) e termica (3 kWt) sotto forma di acqua calda utilizzabile per uso sanitario, riscaldamento e raffrescamento (solar cooling). Alta la sua efficienza media annua: almeno il 53% (elettrica al 13% e termica al 40%) e in un anno il sistema è in grado di produrre 2100 kWh di energia elettrica e 6400 kWh di energia termica. Il motore dell’innovativo sistema termodinamico a concentrazione solare presentato oggi nella capitale è stato fornito dalla Società Olandese Microgen Engine Corporation.
Trinum è stato pensato per soddisfare i fabbisogni energetici di istituzioni pubbliche, come ospedali e scuole, o privati, come condomini e ville, ma anche quelli delle piccole e medie aziende. Grande il lavoro di studio che ha permesso la sua nascita: Trinum è nato da un’intesa attività di ricerca durata cinque anni e svolta da Innova, un’azienda italiana impegnata in soluzioni energetiche, in collaborazione con l’Università della Calabria e Microgen. Un’innovazione amica dell’ambiente visto che Trinum è riciclabile al 100%, non emette CO2, produce energia elettrica alternata da immettere direttamente in rete e non ha bisogno di inverter. A parità di radiazione solare diretta inoltre Trinum produrrebbe oltre il 40% di energia elettrica in più rispetto a un comune pannello fotovoltaico, mentre a parità di energia elettrica e termica prodotta, il sistema impiegherebbe una superficie pari a meno della metà di quella occupata dalle soluzioni tradizionali a pannelli fotovoltaici e termici.

[rinnovabili.it]

Bonus 55%, “Futuro incerto può penalizzare le imprese”

In occasione del convegno “Tre anni di detrazioni fiscali del 55 per cento: istruzioni per l’uso, risultati conseguiti e prospettive future”, organizzato da Enea nell’ambito di Ecohouse 2010 all’interno di Zeroemission Rome, abbiamo incontrato Giampaolo Valentini dell’Unità Tecnica per Efficienza Energetica dell’Enea, responsabile della gestione dell’incentivo per conto del governo. A Valentini, chairman della sessione, abbiamo chiesto un bilancio dello sconto fiscale per la riqualificazioni energetica degli edifici, introdotto con la finanziaria 2007.

Valentini, a quasi quattro anni dall’introduzione della detrazione fiscale, quali sono i riscontri che avete ottenuto: l’incentivo ha funzionato?

Possiamo dire con certezza che i risultati ottenuti sono sicuramente molto positivi. L’andamento positivo dell’incentivo negli ultimi anni è stato confermato l’anno scorso con addirittura oltre 240mila domande di accesso alla detrazione fiscale. E per quest’anno contiamo di restare sugli stessi livelli anche se ancora il conteggio è in corso. Il vero problema è, però, che ora la detrazione decadrà, a meno di proroghe, il prossimo 31 dicembre. Se infatti il 36 per cento (che premia i lavori di ristrutturazione, compresi quelli per il risparmio energetico, ndr) è stato già prorogato fino al 2012, il 55 per cento (più vantaggioso per chi decide di ristrutturare un’abitazione o uno stabile puntando sull’efficienza energetica, ndr) ancora no, perché sia il ministero dello Sviluppo economico sia quello delle Finanze vorranno prima sincerarsi dei risultati ottenuti a fronte dei mancati entroiti per le casse dello Stato.

Qual è il ruolo di Enea in questo processo di analisi?

A questo proposito, noi abbiamo redatto due rapporti che riguardano rispettivamente l’impatto economico delle detrazioni fiscali del 55% e gli effetti sul mercato dei prodotti e servizi incentivati. Li abbiamo inviati proprio ieri al ministero dello Sviluppo economico e da questo, poi, verranno trasmessi al ministero delle Finanze. I ministeri faranno le proprie valutazioni e si spera che sulla base di quanto dimostrato, si possa procedere a una proroga delle detrazioni del 55 per cento, magari non con le stesse procedure e tempistiche e, dunque, con una rimodulazione dell’incentivo. Tuttavia, a nostro giudizio è un sistema di incentinvazione che va conservato.

Potrebbe darci qualche anticipazione dei rapporti?

Al momento si tratta di dati riservati, sarà il ministero a diffonderli. Quello che posso dire è che oltre ai benefici in termini di energia risparmiata e di CO2 non emessa, ci sono state ricadute molto positive anche dal punto di vista economico che, del resto, credo siano sotto gli occhi di tutti, sia in termini di sviluppo della produzione sia dell’occupazione.

La proroga dell’incentivo anche per i prossimi anni è dunque ancora in forse.

Vediamo cosa succede in questi ultimi tre mesi e mezzo che ci separano dalla fine dell’anno. Siamo però fiduciosi.

L’incertezza può rappresentare un freno per le aziende specializzate in questo tipo di interventi?

Sicuramente sì. E infatti le associazioni di categoria chiedono a noi, ma soprattutto al governo di prendere in fretta una decisione in modo da poter ripartire a programmare la produzione e le attività. Se non hanno certezze, è probabile che molte aziende si troveranno in difficoltà.

Eppure con l’introduzione dello sconto fiscale del 55 per cento l’Italia, una volta tanto, si è dimostrata all’avanguardia rispetto agli altri paesi europei.

Infatti, abbiamo ricevuto richieste da altri paesi europei e dalla Commissione europea per vedere se è possibile replicare questa iniziativa anche in altri paesi Ue.

[zeroemission.tv]