La Commissione europea ha varato una serie di misure per garantire che i biocarburanti usati in Europa siano veramente ”verdi”. La novita’ riguarda essenzialmente l’introduzione di una certificazione di sostenibilita’, fino ad oggi solo ventilata come possibilita’ nella direttiva sulle energie rinnovabili, che si occupa anche dei biocarburanti.
Bruxelles ha deciso di fare ricorso ad un sistema volontario di certificazione che potra’ essere realizzato dagli attori del mercato: industre, governi, ONG. Il meccanismo dovra’ garantire, seguendo gli standard fissati dell’esecutivo comunitario, un controllo dei criteri di sostenibilita’ dei biocarburanti, dal campo fino alla pompa di rifornimento.
Un sistema di auditing, con esperti indipendenti, viene introdotto in modo obbligatorio per controllare che i vari meccanismi di certificazione funzionino a dovere. Ogni anno sono previste, da parte degli esperti, la verifica della documentazione e ispezioni a campione sul ciclo di produzione: dalle coltivazioni, alle aziende e agli importatori.
In cima a questa organizzazione di controllo c’e’ la Commissione che dovra’ decidere se promuovere o meno i sistemi di certificazioni che le verranno proposti, con la possibilita’ di revocarli, nel caso si verifichino delle anomalie. La decisione adottata da Bruxelles sulla certificazione, anche se fa ricorso ad un sistema volontario di fatto ne introduce l’obbligatorieta’. I biocarburanti non etichettati sostenibili, infatti, potranno si’ essere prodotti, importati, venduti, ma non verranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle rinnovabili.
A tale proposito gli stati membri si sono impegnati a usare entro il 2020 il 10% dei carburanti utilizzati nei trasporti prodotti a partire da fonti di energia rinnovabile e i sussidi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno destinati solo ai carburanti verdi che rientrano nei parametri comunitari.
Ma Bruxelles, perfezionando il testo della direttiva sulle rinnovabili, non si e’ limitata a chiedere il sistema di certificazione. Ha anche puntualizzato, adottando criteri restrittivi , alcune caratteristiche sulla qualita’ dei terreno e le emissioni di gas ad effetto serra. Ha cosi’ chiarito che i biocarburanti non possono essere prodotti a partire da materie prime derivanti, per esempio, da foreste tropicali o da aree deforestate dopo il 2008, da paludi o da aree ad alta biodiversita’.
Sulla destinazione dei suoli Bruxelles puntualizza che le piantagioni di olio di palma non si possono considerare come foreste e quindi, se hanno sostituito delle foreste, producono olio non sostenibile. La Commissione scende pero’ in campo in difesa dell’olio di palma utilizzato per i biocarburanti, accusato di causare la deforestazione. Solo il 4- 5% dei biocarburanti europei e’ prodotto con questa materia prima, sostiene, mentre il restante 95% e’ utilizzato nel settore alimentare e industriale.
Infine, ribadendo che solo i biocarburanti che permettono di ridurre in modo consistente le emissioni ad effetto serra verranno considerati nel calcolo degli obiettivi nazionali, spiega come effettuare i conteggi delle emissioni. I carburanti verdi dovranno permettere di ridurre da subito del 35% le emissioni di gas ad effetto serra rispetto a quelle di diesel e benzina. Percentuale che dovra’ salire al 50% nel 2017 e al 60% nel 2018 per i nuovi impianti. Nel calcolo si terra’ conto non solo del CO2, ma anche delle emissioni di metano e di protossido di azoto, gas ancora piu’ dannosi. ANSA

La mia estrazione culturale mi porta a vedere favorevolmente i bio-carburanti che nel futuro potrebbero restituire all’agricoltura un’importanza che nel corso degli anni è andata via scemando. I bio-carburanti, infattim, potrebbero restituire valore a tutte le aree agricole oggi abbandonate. Ma è anche importante non penalizzare la filiera agricole esistente. Ben venga recuperare aree incolte, a patto che la conversione verso colture con finalità energetiche non entri in diretta concorrenza con la produzione agricola da destinare agli scopi alimentari.
Ed è ancora più importante il principio secondo cui ” biocarburanti non possono essere prodotti a partire da materie prime derivanti, per esempio, da foreste tropicali o da aree deforestate dopo il 2008, da paludi o da aree ad alta biodiversita’”, come riportato nel testo. Si tratta di un passo importantissimo nella direzione di una nuova cultura agricola.