BOSTON - L’energia solare è la rinnovabile del futuro. Ne è convinto l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, che ha inaugurato il 4 maggio al Mit di Boston il Solar Frontiers Center per promuove la ricerca sulle tecnologie solari avanzate attraverso progetti che spaziano dai nuovi materiali fotovoltaici alla produzione di idrogeno da energia solare. «Da questo progetto non ci aspettiamo risultati che impatteranno sui nostri conti economici nell’arco dei prossimi anni», ha precisato, «ma certamente il futuro è qui. Ci auguriamo che Eni possa giocare un ruolo importante nelle energie alternative che rimpiazzeranno il petrolio».
SOLARE - «Il petrolio un giorno finirà: non presto, ma in circa cento anni gli idrocarburi non giocheranno più lo stesso ruolo nella nostra vita», ha evidenziato Scaroni spiegando le ragioni che hanno spinto Eni a investire nella ricerca sulle tecnologie solari avanzate. «Alcuni anni fa abbiamo deciso di studiare le tecnologie del solare del futuro e abbiamo lanciato questa iniziativa insieme al Mit, iniziativa che sta andando molto bene», ha aggiunto Scaroni. «I risultati sono molto promettenti: se solo il 10% di quello che ho visto qui a Boston diventasse operativo, si potrebbe cambiare il mondo». Eni ritiene che l’energia solare sia la rinnovabile che darà il maggior contributo in futuro ma, ha detto Scaroni, «la tecnologia solare usata oggi in Europa sembra inefficiente e costosa, serve qualcosa di differente. Le rinnovabili che sono a disposizione oggi non sono la risposta per il futuro: è per questo che dobbiamo studiare e investire».
NUOVE TECNOLOGIE – L’amministratore delegato dell’Eni ha mostrato una cella solare su carta, piccola come il
palmo di una mano. «Occorre puntare su progetti come questo, perché le rinnovabili di oggi non sono la risposta del futuro», ha insistito. «Noi non crediamo nelle tecnologie odierne ed è per questo che abbiamo preferito investire in ricerca piuttosto che in progetti». Tra i risultati più notevoli ottenuti finora dal team Eni-Mit, figurano proprio i dispositivi realizzati con materiali nuovi e con possibilità di applicazione completamente originali e in gran parte inesplorate. Per un loro possibile utilizzo commerciali, ha avvertito Scaroni, bisognerà aspettare ancora qualche anno.
PROGETTI - L’alleanza con il Mit ha una durata quinquennale e comporta per Eni un investimento di 50 milioni di dollari. La collaborazione siglata nel febbraio del 2008 tra Eni e il Mit, si legge in una nota di Eni, nei primi due anni ha prodotto numerosi risultati: dalla realizzazione della prima cella solare Mit ultraflessibile alla prima cella solare al mondo stampata su carta; dai progressi nella produzione di contatti metallici allo sviluppo di celle solari che imitano il processo fotosintetico.
Ultimo aggiornamento 11 mag 2010:
Hoping for a Solar Breakthrough : http://www.technologyreview.com/

Le parole di Scaroni sono il segnale che qualcosa sta cambiando! Fino a pochi anni fa nessun a.d. di una delle principali compagnie petrolifere al mondo avrebbe mai detto che l’energia solare è la “regina” delle rinnovabili e rappresenta il futuro del mondo. Ma Scaroni aggiunge che si tratta di un futuro lontano, molto lontano ,,, potrebbero servire 100 per rivoluzionare gli scenari energetici mondiali.
Eppure l’ENI investe nel solare ed attiva collaborazioni con il MIT. Ma non è un controsenso? Perchè mai una società come l’ENI dovrebbe investire oggi in un futuro così remoto? E se questo futuro fosse più vicino di quanto le ex “sette sorelle” vorrebbero farci credere? La sensazione è che le cosiddette “oil company” vogliano presidiare il business delle rinnovabili non tanto per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili quanto piutttosto rallentarlo in misura compatibile con la monetizzazione di diritti e concessioni estrattive che rappresentano per loro un asset di immensa ricchezza. E le rinnovabili, se sfuggissero di mano, potrebbero azzerare all’improvviso il valore di questi asset, un rischio che bisogna assolutamente minimizzare.
In ogni caso, Scaroni fa solo il suo mestiere. Chiunque di noi, al suo posto, farebbe e direbbe le stesse cose. Il problema non è Scaroni che tira acqua al suo mulino, bensì è rappresentato da tutti coloro che dovrebbero promuovere lo sviluppo e la diffusione delle fonti rinnovabili, ma che, per paura di perdere i propri privilegi, sono asserviti alle ex “sette sorelle”. Ed in questa categoria rientrano politici, enti regolatori, ricercatori che, a volte, artatamente “ingentiliscono” e “minimizzano” la realtà per compiacere chi dispone di un grosso potere economico e trarne vantaggi per sè stessi.
Ma perchè pannelli fotovoltaici e pannelli solari termici non sono una risposta al problema energetico già oggi? Posso anche ammettere che i primi si reggono grazie agli incentivi (sebbene stiano scendendo di prezzo rapidamente), ma i secondi sono già oggi energeticamente ed economicamente competitivi. Perchè, allora, dobbiamo sempre minimizare quello che già esiste?!!
Mi associo pienamente con quanto sostenuto da Antonio Iadicicco. Guardare troppo al futuro significa rinunciare a vivere nel presente. E le fonti rinnovabili sono una realtà già ora.
A volte penso che Claudio esageri nel vedere sempre malafede … ma devo riconoscere che a volte ci azzecca.