”Il programma nucleare italiano procede nei tempi previsti – ha dichiarato il Ministro Scajola a Parigi per la conferenza internazionale sull’accesso al nucleare civile – Il Governo italiano sta creando le condizioni necessarie affinchè le imprese possano avviare i lavori per la costruzione della prima centrale nucleare entro il 2013”.“L’energia nucleare rappresenta una fonte energetica disponibile su vasta scala e competitiva, che consente ai Paesi di diversificare gli approvvigionamenti energetici e di contenere la dipendenza dai combustibili fossili, i cui prezzi sono instabili e poco prevedibili. Il nostro obiettivo di lungo periodo – ha concluso il Ministro – è il riequilibro del sistema di generazione elettrica: puntiamo, infatti, ad un mix composto dal 25% di nucleare, 25% di fonti rinnovabili, 50% di combustibili fossili”.
A breve verrà costituita anche l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, che garantirà la sicurezza, con l’adozione delle soluzioni tecnologiche più avanzate, assicurando che le attività non producano rischi per la popolazione e l’ambiente.
Il Decreto, a norma dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99, oltre a disciplinare la localizzazione, la realizzazione e l’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare e di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, regolamenta i sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché le misure compensative e campagne informative al pubblico in materia.
Il decreto: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/
Notizie ANSA comunicano intanto che alle prime luci dell’alba attivisti di Greenpeace hanno occupato il tetto della fabbrica della vecchia centrale nucleare di Montalto di Castro, bloccata dal referendum del 1987. Gli attivisti hanno srotolato un enorme striscione sul tetto della centrale con la scritta “Emergenza nucleare” e un altro striscione di 150 metri quadrati che raffigura l’urlo ‘nucleare’, simbolo della campagna di Greenpeace contro il nucleare.
Leggi tutto: http://www.ansa.it/
Leggevo stamattina di una riconversione dei pensieri sul nucleare, cioè in molti, tra i più autorevoli esponenti e in prima linea da sempre contro il nucleare che avrebbero invertito la rotta agendo in favore di questa tecnologia.
Tra i più noti, in Italia, ma questo si sapeva da tempo, suscita non poche perplessità, la posizione di Chicco Testa, ex leader di Legambiente e fautore del referendum abrogazionista dell’87.
In questi giorni sono cambiate anche le posizioni di Patrick Moore co-fondatore di green peace, dello scrittore Mc Ewan. Ma quello che crea non poca confusione è la posizione di Obama.
Se si va a leggere l’originario programma energetico del numero uno della Casa Bianca, l’enfasi era posta esclusivamente su rinnovabili ed efficienza, con qualche concessione allo sviluppo del gas naturale e del carbone pulito. Nel 2009 il nuovo congresso democratico aveva anche bocciato le richieste repubblicane di finanziamenti per 50 miliardi di dollari di fondi per prestiti a tasso agevolato a favore dell’atomo. «Il nucleare – dichiara invece ora il presidente Usa – rimane la maggiore fonte d’energia che non produce emissioni inquinanti. Una centrale atomica a parità di energia prodotta, in un anno, è capace di ridurre l’inquinamento di 16 milioni di tonnellate rispetto al carbone. Praticamente è come togliere dalla strada 3,5 milioni di macchine». In Europa, nel 2009 la Svezia ha rinnegato l’addio al nucleare stabilito in un referendum del 1980, mentre in Germania la Merkel sembra decisa a rispettare la dismissione entro il 2030 stabilita nel 1998 dal Governo Shroder.
In Italia “Fare Ambiente” movimento ambientalista è schierata in favore del nucleare.
Allora verrebbe da chiedersi: se molte personalità di grande spessore, hanno rimodulato il proprio pensiero in favore dell’atomo, ci saranno dei buoni motivi di fondo o sono spinti dal mero perseguimento di forti e personali interessi economici?
Continueranno gli investimenti in efficienza e altre fonti rinnovabili?
Il nucleare consentirà di contenere il fenomeno dei cambiamenti climatici?
Il ritorno in auge del nucleare è probabilmente legato ad una crescente convinzione di dover contenere le emissioni di CO2 e, quindi, il surriscaldamento globale. Ed al momento il nucleare rappresenta una valida alternativa alle fonti fossili perché consente di avere energia in gran quantità e secondo necessità; le fonti rinnovabili, invece, tipicamente sono disponibili in misura più contenuta e, comunque, secondo i “capricci” di madre natura.
Tornare al nucleare oggi non è certo una scelta semplice, se non altro perché ancora non è stata individuata un’opzione definitiva per il trattamento delle scorie. Pur tuttavia, di fronte al timore di immani catastrofi planetari che potrebbero decimare la popolazione mondiale (soprattutto quella più povera), il nucleare sembrerebbe il minore dei danni. Ma questo è vero anche in Italia oppure la nostra nazione potrebbe costituire una nota fuori dal coro?
Il nucleare è certamente un’opzione che può essere considerata solamente da paesi tecnologicamente avanzati e molto energivori. Di certo, nessuno si sognerebbe di proporre tale tecnologia agli abitanti del Bangladesh, né tanto meno a quelli di Capri. I primi non sarebbero in grado di gestire una tecnologia comunque complessa, gli ultimi hanno fabbisogni energetici troppo piccoli per giustificare la costruzione di un moderno reattore nucleare. D’altronde, l’Italia è priva di tecnici e ingegneri nucleari: benché il primo reattore nucleare per scopi civili sia stato realizzato da un Italiano, il grande Enrico Fermi, oggi in Italia quasi non esiste più traccia dell’immenso know-how costruito negli anni 50 e 60. L’Italia dei nostri giorni, in campo nucleare, non è troppo dissimile dal Bangladesh visto che occorre formare un’intera generazioni di tecnici specializzati. Inoltre, tra i paesi industrializzati l’Italia è uno dei meno energivori. Ciò è dovuto al fatto che siamo una nazione sostanzialmente priva di riserve di uranio e combustibili fossili ragion per cui siamo meno sciuponi di molti altri paesi che, ricchi di riserve energetiche, non devono preoccuparsi di appesantire troppo la bilancia dei pagamenti verso l’estero. Infine occorre valutare che la produzione industriale italiana è in continuo calo anche in virtù di una progressiva delocalizzazione degli stabilimenti produttivi verso regioni in cui il costo del lavoro è più favorevole. In un Paese come la Cina o gli Usa eventuali limiti alle emissioni di CO2 possono bloccare la crescita produttiva ben più pesantemente che in Italia, ragion per cui non suscita troppo clamore che l’opzione nucleare sia quasi irrinunciabile per Cinesi e Statunitensi, molto di meno per gli Italiani.
Ancora! Occorre considerare che l’Italia ha tradizioni storiche, artistiche e culturali più uniche che rare. In virtù di ciò il Bel Paese denota più una vocazione turistico-culturale che industriale. In tal senso, essendo anche ricca di fonti rinnovabili come pochi paesi al mondo, potrebbe tranquillamente scegliere di privilegiare lo sviluppo e la gestione delle fonti rinnovabili per far fronte alla necessità di dover ridurre i consumi da fonte fossile.
Dunque, se nel mondo il nucleare si presenta quasi come un opzione irrinunciabile, l’Italia potrebbe rappresentare la classica voce fuori dal coro per puntare su innovazione, sviluppo e turismo. E le fonti rinnovabili potrebbero rappresentare una magnifica opportunità di crescita in questa direzione. Se solo si smettesse di parlare di nucleare, distraendo capitale ed energie dallo sviluppo delle fonti rinnovabili, solare in primis.