Il disegno di legge, trasmesso alla Camera dei Deputati dal Presidente del Senato della Repubblica il 15 febbraio 2010, inserisce all’art. 8 il comma 4-bis che proroga l’obbligo previsto dall’art. 4, comma 1-bis dall’1 gennaio 2010 all’1 gennaio 2011. Ricordiamo che all’art. 4 (Contenuto necessario dei regolamenti edilizi comunali) il comma 1-bis era stato sostituito dall’articolo 1, comma 289, legge n. 244 del 2007 per poi essere modificato dall’articolo 29, comma 1-octies, legge n. 14 del 2009, e prevedeva:
“1-bis. A decorrere dall’1 gennaio 2010, nel regolamento di cui al comma 1, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere prevista, per gli edifici di nuova costruzione, l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 kW per ciascuna unità abitativa, compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento. Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima è di 5 kW”.
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E siamo alle solite! L’obbligo di dotare di impianti fotovoltaici gli edifici di nuova costruzione è stato introdotto in Italia dalla Legge 244 del 24/12/97 (alias Finanziaria 2008). Inizialmente tale obbligo sarebbe dovuto decorrere dal 01/01/2009; quindi, è stato procrastinato al 2010; ed ora sembra che ci sarà l’ennesimo nulla di fatto. Ogni rinvio è sempre stato deciso dopo la teorica decorrenza ed anche quest’anno il legislatore parrebbe volersi conformare a questa malsana (sigh!) abitudine.
Ciò che fa letteralmente imbestialire sono i motivi. Finora i rinvii si sono resi necessari per la mancanza di un tessuto imprenditoriale e professionale concretamente in grado di dare seguito all’obbligo di legge. Ma oggi che il contatore presente nella home page del GSE riporta oltre 950 MWp di impianti in esercizio è ancora possibile parlare di una mancanza di un tessuto imprenditoriale e professionale? Poiché il nuovo conto energia è stato effettivamente attuato con la pubblicazione della delibera AEEG 90/07 (pubblicata in G.U. il 13/04/2007) si può ancora parlare di assenza di un tessuto imprenditoriale e professionale quando ben oltre 800 MWp sono stati realizzati in meno di tre anni? I 50 MWp che attualmente entrano in esercizio ogni mese sono tutti progettati e realizzati da imprese e professionisti esteri?
Forse è il caso di domandarsi da dove arrivino le pressioni affinché il legislatore introduca continui rinvii. Visto che le principali associazioni di settore hanno inviato una lettere di disapprovazione al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, c’è da ritenere che gli operatori non siano contenti di un ennesimo rinvio che, soprattutto sotto il profilo della diffusione di una nuova cultura delle energie rinnovabili, è molto pesante. Per i professionisti, l’obbligo rappresenta un’opportunità di lavoro: difficile pensare che siano proprio loro a remare contro. Per i costruttori (almeno i più lungimiranti) l’obbligo di legge pure rappresenta un’opportunità creando i presupposti per far emergere una volta per tutte le abissali differenze che sussistono tra nuove costruzione e patrimonio edilizio esistente in termini di prestazione energetica. Ma allora non è che le resistenze provengono proprio dagli uffici tecnici territoriali? L’estrazione dei tecnici presenti negli uffici comunali, per esempio, è sostanzialmente di tipo civile; abbondano geometri, architetti ed ingegneri civili, mentre scarseggiano periti ed ingegneri energetici. E se è davvero questa la fonte delle pressioni che inducono ogni anno il potere politico a differire una norma che, almeno sulla carta, non sembra avere detrattori, quando si provvederà all’aggiornamento della classe tecnica di estrazione pubblica? Non è che forse occorre lavorare perché dipendenti e tecnici della Pubblica Amministrazione inizino a capire che progettazione energetica e gestione degli impianti sono elementi essenziali di una nuova cultura di gestione integrata degli edifici? Chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma alzi la mano chi, entrando in un ufficio tecnico comunale, non ha mai avuto l’impressione che il tecnico di turno vedesse nelle fonti rinnovabili una seccatura piuttosto che un’opportunità!
Le economie degli enti locali soffrono molto del minor gettito dovuto alla detassazione dell’ici di alcune categorie di immobili, accompagnato dall’ormai diffusissimo teorema, secondo il quale formazione è lavoro!
Tutta l’area tecnica, scientifica e industriale ha interesse affinché il solare e le rinnovabili in generale si diffondano.
Purtroppo credo che il male peggiore non sia il provvedimento in sé, quanto la ricaduta psicologica in termini di preparazione e investimenti, dell’intero comparto.